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Prendiamo in esame la valutazione della qualità cromatica delle sorgenti luminose, ovvero
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Si può misurare la qualità della luce di una sorgente luminosa?

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LED vs HMI vs Tungsteno vs Flash… cosa scegliere e perché?

Iniziamo con qualche concetto di base.

Ci sono due modi di valutazione della qualità di una sorgente luminosa:

  1. criterio percettivo(psicofisico)
  2. criterio quantitativo(numerico)

Il primo metodo prende in esame la risposta soggettiva di un campione di persone alle diverse sorgenti luminose prendendo in considerazione elementi quali l’attrattività o la naturalezza percepite.

Il secondo criterio si basa invece su misurazioni della fedeltà spettrografica di determinati e conosciuti campioni di colore illuminati da una sorgente luminosa presa in esame.

Concentriamoci sul secondo criterio ovvero, per semplificare, sulla capacità di una sorgente luminosa di riprodurre fedelmente i colori degli oggetti da essa illuminati.

In questa immagine potete vedere la resa cromatica di un faro led a temperatura variabile di qualità (abbiamo utilizzato questo faro led fresnel) con il quale, apportato un semplice bilanciamento del bianco, si ottiene un ottima rispondenza cromatica dei campioni. (da sx a dx: 3000K, 5600K, 8000K)

Qualità della luce

Metodi di valutazione quantitativa della qualità della luce

Esistono vari metodi di misurazione e valutazione oggettiva della qualità della luce emessa da una sorgente.

CRI (Ra)

 

Color rendering Index

Risale al 1995 e prende in esame 8 patch di colori di bassa saturazione. Attualmente poco adatto a misurare correttamente la qualità della luce specialmente di sorgenti LED e specialmente nelle gamme cromatiche degli incarnati.

CRI (Re)

 

Estensione del precedente con l’aggiunta di altri 9 patch più saturi e in particolare di un rosso vivo. Più preciso e adatto ad interpretare mancanze nella riproducibilità degli incarnati ma ancora poco preciso nell’identificare i picchi negativi caratteristici dei LED.

CQS

 

Color Quality Scale

Prende in esame 15 path di colore scelti in modo da superare i limiti del CRI(Ra e Re).

Purtroppo i picchi nelle emissioni LED possono essere così stretti da non essere rilevati neanche da questo metodo.

GAI

 

Gamut Area Index

Sviluppato per lavorare congiuntamente con gli indici CRI, prende in esame il campione Farnsworth-Munsell 100. Si ritiene che un ottimo punteggio nei due test CRI (Re) e GAI sia il miglior indicatore della qualità della luce emessa da una sorgente LED.

Nonostante le sue evidenti lacune, l’indice CRI è al giorno d’oggi ancora utilizzato da moltissimi produttori di luci LED per indicare la resa cromatica.

Va detto che a parità di CRI due fonti potrebbero avere emissioni diverse nello spettro luminoso e avere quindi una resa cromatica differente.

Come interpretare quindi l’indice CRI?

 

E’ una scala che va da 0 a 100, dove a 100 corrisponde la resa cromatica della luce solare e di molte fonti di illuminazione a incandescenza. (Esistono alcune eccezioni con valori negativi come le lampade a sodio bassa pressione).

In ambito professionale è considerato ottimale un CRI >90.